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Ecothema ed Esplora Carso nella foresta di Tarnova

Sabato 8 agosto abbiamo organizzato un’escursione “in gemellaggio” assieme alle bravissime guide di Esplora Carso, nella foresta di Tarnova.
Il punto di ritrovo era a Gorizia, alle prime ore del mattino. Già a quell’ora la temperatura iniziava a essere molto calda… ma per fortuna basta mezz’ora di macchina, e si arriva in questa foresta freschissima.

Foto by Gaia Zanin – Ecothema

Dopo un giro di presentazioni, è il momento di partire. Il cammino è facile, su una strada sterrata con pendenze leggerissime. Ci si inoltra nella foresta di abeti e di faggi: la quiete del bosco ci avvolge, si sente un profumo di resina e foglie. La città, con i suoi problemi e la sua frenesia, sembra distante anni luce – un altro mondo.

Foto by Yannick Fanin – Esplora Carso

Da subito il sottobosco svela i suoi colorati segreti. Farfalle come l’Argynnis, arancione a macchioline scure, o l’Erebia, con il suo cupo manto segnato di rosso vivo. La Colias, dalle ali color giallo intenso: a vederla volare, pare un fiore sospeso nell’aria. La Vanessa atalanta, con i suoi colori esplosivi, bianco nero e rosso: non a caso il suo nome comune è “vulcano”.

Ma non c’erano solo farfalle. Fra i fiori c’erano anche api domestiche e selvatiche, i bombi, e coleotteri come il Leptura: un cerambicide che imita i colori delle vespe, per allontanare con l’inganno i predatori. Questo invece è un icneumonide, una piccola ed elegante vespa:

Foto by Gaia Zanin – Ecothema

Si prosegue il cammino. Dopo pochi passi, ci si para di fronte un ospite inatteso. Una dei partecipanti richiama l’attenzione su una piccola cosina che si muove, proprio in mezzo al sentiero. Ci chiniamo per osservarla, e la sorpresa è davvero bella: è un Morimus funereus, un altro cerambicide, estremamente raro e protetto dalla legge. Il nome, a dir poco lugubre, è dovuto al colore un po’ funebre delle sue ali; una tinta grigio scuro, quasi azzurra, triste ma allo stesso tempo molto bella. La sua presenza, però, è un segno positivo: è un insetto molto delicato, e se lo si incontra significa che il bosco è in buona salute, e l’aria è pulita.

Il Morimus funereus è un’animale xilofago; si nutre cioè di legno morto, di rami e tronchi in decomposizione. Anche per questo è importante riconsiderare la gestione del bosco: spesso si crede che pulirlo eliminando rami e alberi morti contribuisca alla salute del bosco, ma in realtà non si fa che impoverirne la biodiversità.

Foto by Yannick Fanin – Esplora Carso

A osservarlo da vicino, notiamo che alla povera bestiolina manca un’antenna. Spesso è così: la vita è dura, e anche nel bosco non risparmia colpi bassi. L’osservazione dà il via all’immaginazione: come sarà successo? Il morso di un predatore, lo scontro con un ciclista sul sentiero, un incidente di volo?

Nella foresta non abitano soltanto gli insetti. Nelle pozzanghere è possibile imbattersi nelle tracce dei grandi mammiferi che abitano in questa zona.

Foto by Gaia Zanin – Ecothema

Queste sono le orme di un ungulato. Come ci ha spiegato Marta Pieri di Esplora Carso, si tratta di un piccolo di capriolo: si possono distinguere le orme da quelle dei cerbiatti perchè in questo periodo dell’anno i giovani del cervo non sono più così piccoli!

A questo punto siamo arrivati in un luogo dall’atmosfera a dir poco magica: la Ledena Jama, che letteralmente significa “grotta ghiacciata”. E’ una profonda dolina, che sul fondo prosegue con una grotta dall’ampia imboccatura. Già avvicinandosi si sente che l’aria è fresca, anzi, decisamente fredda: giunti alla caverna, infatti, si incontra addirittura il ghiaccio, rimasto lì ancora da questo inverno! In passato, quando non c’erano i frigoriferi, grotte come queste erano un’importante risorsa: il ghiaccio veniva estratto in grossi cubi, che venivano destinati alla vendita nelle città circostanti.

Foto by Yannick Fanin – Esplora Carso

Fra una meraviglia e l’altra, sono già passate 5 ore. Nel bosco il tempo scorre con leggerezza e quiete: quasi non ci si accorge, ma è già l’ora di tornare. Lungo la discesa verso il parcheggio, però, la foresta ci lascia un ultimo dono: la penna di un rapace notturno.

Foto by Gaia Zanin – Ecothema

Il faunista Yannick Fanin di Esplora Carso ci ha spiegato come riconoscere le penne di un rapace notturno: le parte terminale delle barbette è sfrangiata, come se avesse le “doppie punte”: è un accorgimento che rende il volo dell’animale estremamente silenzioso, permettendogli così di piombare sulla preda senza farsi scoprire. La penna potrebbe appartenere all’Allocco degli Urali, un magnifico strigide che frequenta la foresta di Tarnova.

Infine, viene il momento di salutarsi e tornare a casa. Ma sia noi che i ragazzi di Esplora Carso stiamo già preparando nuove escursioni, per portarvi a scoprire gli stupendi luoghi naturali che circondano le nostre zone!

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